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N. 2

TRIMESTRALE I AMNESTY

APRILE 2016

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Primo piano

Italy Mission - April 2015

Il 2015 è stato l’anno in cui le tragedie del mondo ci sono entrate sempre di più in casa, con l’arrivo nel cuore dell’Europa delle masse di rifugiati in fuga da guerre e crisi umanitarie.

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Dal mondo

Water bottling factory destroyed by airstrikes, Yemen

La devastazione in Yemen è sotto gli occhi di tutti ma pochi ne parlano, soprattutto in Italia. Forse perché il nostro paese ha pesanti responsabilità.

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Recensioni

recensione interna

I protagonisti di “Human” sono simboli dei temi che affrontano: l’amore, la morte, il lavoro, l’identità, fino a sfiorare il senso stesso dell’esistenza umana.

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In questo numero

Questo numero è dedicato al lavoro per i diritti umani e ai rischi che questo comporta. Ne parliamo, con il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury e con il giornalista di Famiglia Cristiana, Roberto Zichittella, che propongono un’analisi del Rapporto 2015-2016 di Amnesty International, dal quale emerge come i diritti umani sono sotto attacco nel mondo, così come chi li difende.

Il tema ritorna nella bella intervista a Roberto Saviano, testimonial della campagna “Here’s to you” dedicata a tutti i Sacco Vanzetti di oggi, che ci parla dell’importanza del ruolo dei difensori dei diritti umani e di continuare a “parlare, testimoniare e coinvolgere” per “cambiare le cose”. Accanto alla sua, troverete l’intervista a un altro importante sostenitore della campagna, Giuliano Montaldo, regista del film “Sacco e Vanzetti”.

Delle difficoltà di chi lavora per i diritti umani ce ne parla anche Joanne Mariner, ricercatrice di Amnesty International, con un decalogo sulle regole e i pericoli del lavoro di ricerca sul campo.

Vi parleremo di tutte le attività che abbiamo organizzato in occasione della Giornata internazionale della donna e di come sta proseguendo la campagna “Stop alle spose bambine”.

E ancora un’interessante intervista a Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni, l’insegnante morto durante un trattamento sanitario obbligatorio nel 2009; un articolo di Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di difesa e sicurezza, sull’esportazione di armi italiane in Yemen e un reportage del giornalista Ivan Grozny Compasso sulla censura in Messico.

Potrete inoltre leggere le news, i rapporti pubblicati dall’organizzazione, le buone notizie, gli appelli, le attività sul territorio e gli aggiornamenti sul prossimo appuntamento con Voci per la libertà.

Buona lettura

Editoriale

presidente

Cara amica, caro amico,

c’è una difficoltà in più che emerge con chiarezza dalla lettura dell’introduzione al nuovo “Rapporto 2015-2016” di Amnesty International, che rende ancora più complicato affrontare le guerre combattute a suon di bombe sui civili, la barbarie dei gruppi terroristici e le risposte sbagliate degli stati a quella barbarie, il trattamento (quantomeno ingeneroso, spesso brutale) riservato a chi tenta di mettersi in salvo. Si tratta dell’indebolimento, intenzionale o perlomeno consapevole, del sistema internazionale di protezione dei diritti umani, di tutela dei civili nei conflitti armati, di giustizia penale per i crimini contro l’umanità. Quel sistema viene ormai considerato da molti stati come un ostacolo, non più come uno strumento per riaffermare con forza valori condivisi dalla comunità internazionale. E di fronte ai colpi subiti si è rivelato fragile, troppo debole per arginare il dilagare della discriminazione, dell’abuso, della violenza. Ciò vale per le agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di diritti umani, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani a quello per i rifugiati, che non ottengono la collaborazione indispensabile per svolgere nel migliore dei modi la loro funzione. Vale per i sistemi regionali di protezione dei diritti umani, compresi quelli europeo e interamericano, assai avanzati e consolidati da parecchi decenni, da cui diversi stati si chiamano fuori o minacciano di farlo. Vale per i tribunali penali internazionali, a cominciare dalla Corte penale internazionale, un tempo fortemente sostenuta dagli stati africani ed europei, che oggi deve fare i conti con la mancata collaborazione degli uni (che ricevono con tutti gli onori il presidente sudanese Al Bashir, anziché arrestarlo e spedirlo all’Aia) e l’appoggio politico ed economico sempre più timido degli altri. In questa situazione, di fronte alla debolezza delle garanzie istituzionali, la responsabilità del movimento “popolare” per i diritti umani, degli attivisti e dei difensori e di Amnesty International fra loro, non può che crescere. E da parte nostra, mentre continuiamo a sollecitare un cambiamento di atteggiamento della comunità internazionale, faremo il possibile e l’impossibile per essere all’altezza.

Antonio Marchesi
Presidente di Amnesty International Italia