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N. 3

TRIMESTRALE – I AMNESTY

LUGLIO 2016

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Primo piano

Graffiti on Mohamed Mahmoud Street, Cairo (general)

Una rapida escalation. Quantitativa, ma anche qualitativa. Se da una parte crescono i numeri delle persone vittime della repressione egiziana, dall’altra aumentano anche i settori presi di mira dagli ingranaggi di violenza del regime.

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Dal mondo

Federal Forces Occupy Mare Favela Complex

Se potremo ricordare Rio 2016 come esempio di umanità applicata allo sport olimpico, allora questo sarà il grande riscatto del Brasile e anche la vittoria condivisa dal mondo intero.

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Recensioni

film_interna

La linea sottile accosta le storie di due protagonisti e due conflitti differenti: Michele Patruno, ex militare in missione di pace in Somalia e Bakira Hasecic, sopravvissuta alle violenze della guerra in ex Jugoslavia.

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In questo numero

Questo numero è dedicato alla situazione dei diritti umani in Egitto.

La tragica morte di Giulio Regeni, di cui ci parla Riccardo Noury nelle pagine della rivista, non è purtroppo un caso isolato ma si inserisce in un contesto di repressione e di episodi ricorrenti di sparizioni e torture nel paese. Ce la raccontano la giornalista Azzurra Meringolo e Abdelrahman Gad, della Commissione egiziana per i diritti e le libertà.

Ci spostiamo poi nelle Americhe, con un articolo di Massimiliano Castellani, giornalista di Avvenire, sulla situazione dei diritti umani in Brasile in vista delle Olimpiadi di Rio 2016 e con il racconto del nostro ricercatore sul Messico, di ritorno da una missione sul tema delle torture subita dalle donne.

In questo numero parliamo della “retorica del gender” con Chiara Lalli, bioeticista e giornalista, autrice del libro “Tutti pazzi per il gender”. E troverete anche una bella intervista a Edoardo Bennato, vincitore del Premio Amnesty 2016 con il brano “Pronti a salpare”, sul tema dei migranti.

Tante notizie sulle attività di Amnesty International, a partire dal progetto “Stop bullying!”, raccontato attraverso le voci delle persone che hanno partecipato.

E ancora le news dal mondo, i rapporti pubblicati dall’organizzazione, le buone notizie, gli appelli, le recensioni, i video e le gallerie fotografiche.

Buona lettura

Editoriale

presidente

Cara amica, caro amico,

un altro 26 giugno e dunque un'altra Giornata mondiale contro la tortura sono passati senza che il parlamento abbia trovato il tempo e la voglia di introdurre norme che finalmente permettano di punire la tortura nel nostro paese. Sono passati quasi 30 anni da quando l'Italia ha ratificato la Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite, senza mai onorare compiutamente gli impegni presi. Ne sono passati circa 25 da quando il parlamento ha cominciato a discutere della definizione del reato di tortura, in modo inconcludente visto che nessuna delle decine di proposte di legge presentate ha superato il vaglio di entrambi i rami. Ed è da tempo immemorabile che il nostro paese viene rimproverato, in tutte le occasioni possibili e da tutti gli organi di controllo del sistema Onu, per tale lacuna (rimproveri a cui si sono aggiunte le con- danne per mancata punizione della tortura della Corte di Strasburgo).

Nel frattempo la tortura in Italia non è stata punita: dai parà della Folgore autori dei maltrattamenti inflitti in Somalia, ai responsabili delle brutalità commesse nella scuola Diaz di Genova, fino agli agenti di polizia penitenziaria che hanno praticato la tortura nel carcere di Asti. E non sarà neppure processato, perché non può essere estradato in Argentina, il cappellano militare accusato di avere preso parte a sessioni di tortura in quel paese durante la dittatura.

Di fronte a tutto questo noi chiediamo e continueremo a chiedere che abbiano fine il "ping-pong" istituzionale tra rami del parlamento, lo scandaloso disimpegno del governo, la subordinazione delle forze politiche ai diktat di alcuni sindacati di polizia, la tendenza a introdurre emendamenti che stravolgono le definizioni proposte (come quello, recente, sul requisito della "reiterazione"). Vogliamo l'introduzione di un reato di tortura definito in modo compatibile con la Convenzione delle Nazioni, che sia punito con pene severe e che abbia un termine di prescrizione sufficientemente lungo perché la tortura venga accertata e punita.

E vogliamo che questo accada entro questa legislatura. Nulla di meno.