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N. 4

TRIMESTRALE – I AMNESTY

OTTOBRE 2016

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Primo piano

A Syrian man reacts following a reported air strike by Syrian government forces in the rebel-held neighbourhood of Bustan al-Qasr on June 5, 2016. (Photo by Baraa Al-Halabi/AFP Photo)

“Ma in Siria il male minore, ormai, dipende da dove vieni: se vieni da Raqqa, dall’Isis, per te il male minore è Assad. Ma se vieni da Assad, se vieni dai ba- rili esplosivi, per te il male minore è l’Isis.”

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Dal mondo

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Questa è diventata la Turchia, un abisso lontana dalle proteste di Gezi Park che avevano preceduto il mio trasferimento a Istanbul, con il motto ‘è morto un albero, è sorta una nazione’ … il collasso di una democrazia.

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Recensioni

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È la storia di un gruppo di giovanissimi ragazzi che, anche grazie a un’amica speciale, comprendendo e accettando le reciproche diversità, danno vita a un legame forte e profondo che cambierà le loro vite.

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In questo numero

Questo numero è dedicato alla guerra in Siria.

Francesca Borri, reporter freelance e collaboratrice de il Fatto Quotidiano, ci da un quadro della situazione attraverso la voce di Yousef, un medico siriano. Andrea Iacomini, portavoce di Unicef, ci parla del conflitto dal punto di vista dei bambini. Infine Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, apre uno spaccato sulle terribili torture che si consumano nelle carceri siriane.

Eleonora Masi, una nostra connazionale che ha vissuto di recente in Turchia, ci racconta il crollo degli argini della democrazia nel paese. Mentre con due interessanti interviste, una al professor Pasquale De Sena e una al fratello di Andrea Magherini, parliamo di tortura in Italia.

In questo numero, il consueto racconto delle attività dei nostri ricercatori è dedicato a una missione in Italia, quella al campo rom di Gugliano, dove le condizioni di vita sono disumane.

Tante notizie sulle attività di Amnesty International: dalla campagna “Here’s to you” alla nuova offerta formativa per la scuola fino al racconto in prima persona del Campo di Lampedusa.

Da non perdere l’intervista a Tommaso Zanello alias “Piotta”, con il quale parliamo della sua musica e del suo impegno.

E ancora le news dal mondo, i rapporti pubblicati dall’organizzazione, le buone notizie, gli appelli, le recensioni, i video e le gallerie fotografiche.

Buona lettura

Editoriale

presidente

Cara amica, caro amico,

avevo voluto essere moderatamente ottimista, a metà settembre, mentre scrivevo l'editoriale per questo numero della nostra rivista, pensando che la tregua patrocinata da Usa e Russia avrebbe potuto reggere. Pensavo, o meglio speravo, che almeno per qualche settimana le armi (ne sono state usate di ogni genere, comprese quelle assolutamente vietate dal diritto internazionale) avrebbero taciuto. Purtroppo mi sono sbagliato e ho dovuto rimettere mano al testo. La tregua, con l’attacco a un convoglio di aiuti umanitari che ha provocato la morte di una dozzina di persone, è finita. La Siria è un paese sventrato, distrutto e svuotato da un conflitto feroce che, dalla fine del 2011, ha visto il continuo moltiplicarsi di attori, sponsor, fornitori di armi, profittatori di sventure. E che ha visto, di conseguenza, il numero dei morti aumentare fino a non meno di 300.000 (secondo gli ultimi dati) e causare la fuga oltre confine di cinque milioni di abitanti (mentre un numero ancora maggiore avrebbe voluto farlo, ma non ci è ancora riuscito). Incapace di limitare il numero altissimo di vittime, paralizzata fino al febbraio 2014 dai veti in Consiglio di sicurezza, la comunità internazionale dovrebbe ora provare a salvare la faccia dalla peggiore figura fatta finora nel XXI secolo cercando, almeno, di proteggere i vivi. E per fare questo deve garantire percorsi legali e sicuri per i richiedenti asilo provenienti dalla Siria ma anche ottenere la massima protezione dei civili e delle infrastrutture civili, la fine degli assedi delle città e dei villaggi, la rimozione degli ostacoli all’arrivo degli aiuti umanitari, il rilascio dei prigionieri di coscienza detenuti nelle carceri governative e dei civili presi in ostaggio dai gruppi armati, la fine delle torture. Il futuro della Siria è un’incognita. Mentre ne se discute su vari tavoli, occuparsi del drammatico presente di centinaia di migliaia di donne, uomini e bambini è un impegno inderogabile.