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N. 1

TRIMESTRALE – I AMNESTY

GENNAIO 2017

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Primo piano

A migrant prays on the Migrant Offshore Aid Station (MOAS) ship Topaz Responder after being rescued around 20 nautical miles off the coast of Libya, June 23, 2016.  Picture taken June 23, 2016.REUTERS/Darrin Zammit Lupi MALTA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN MALTA   TPX IMAGES OF THE DAY - RTX2HYH1

L’approccio hotspot, originariamente concepito come strumentale all’identi cazione dei bene ciari della ricollocazione ma in realtà studiato per fermare rifugiati e migranti nel paese di sbarco.

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Dal mondo

Refugees on the island of Chios, Greece, 28 November, 2016.

Souda camp on the Greek island of Chios. Conditions in Souda camp were dire particularly for people who as a result of overcrowding slept in tents exposed to low temperatures and heavy rain. Many refugees including vulnerable families slept in tents next to the beach. The refugees interviewed spoke of a lack of heating or insufficient heating and hot water and their security fears stemming either from fights between different nationalities or racist attacks by members of far-right groups on Chios. The majority of people stranded in Chios arrived after the 20 March 2016 following the implementation of the EU Turkey deal which foresees the return of refugees to Turkey. While their asylum claim is reviewed they are not allowed to leave the island. More than 4,000 refugees and migrants are stranded on the island, the majority living in dire conditions.

La vita nei campi in Grecia è deprimente per tutti e tutti vivono in condizioni pessime ma chi ne risente di più sono i bambini e le donne. I bambini sono lasciati con un livello minimo di cure.

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Recensioni

recensioni

Due nuovi albi illustrati, allegri e intelligenti, che sanno parlare a bambini e a genitori per ribadire l’importanza di permettere a tutti di essere padri e madri ma anche di vivere gli altri aspetti della loro vita.

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In questo numero

Questo numero è dedicato ai rifugiati e migranti in arrivo nel nostro paese.

Ce ne parla Metteo de Bellis, ricercatore del Segretariato internazionale dell’organizzazione, che ha guidato la missione di ricerca in Italia, alla base del recente rapporto sull’“approccio hotspot” in Italia, e Ivan Grozny Compasso, giornalista freelance che ha seguito vari casi di accoglienza e discriminazione dei migranti nel nostro paese.

Ancora al tema dei migranti, ma questa volta a quelli bloccati in Grecia, è dedicato il racconto di Ghias Aljund, a sua volta rifugiato siriano nel 1998 e oggi attivista impegnato in campagne e iniziative in difesa dei diritti di rifugiati e migranti.

Razaw Salihy, ricercatrice del Segretariato internazionale, ci parla della sua ultima missione nel nord dell’Iraq, dove ha rilevato le conseguenze della situazione a Mosul e la condizione delle persone in fuga dal conflitto.

Troverete inoltre un’intervista a due rappresentati delle comunità di pace in Colombia di recente in visita in Italia, i risultati della maratona di firme Write for rights, la foto vincitrice del concorso “Riscattati” e tante altre novità.

Da non perdere l’intervista a Chef Rubio, popolare protagonista della serie tv “Unti e bisunti” e ambasciatore di Amnesty International per la maratona di firme, che ci racconta il suo impegno per i diritti umani.

E ancora le news dal mondo, i rapporti pubblicati dall’organizzazione, le buone notizie, gli appelli, le recensioni, i video e le gallerie fotografiche.

Buona lettura

Editoriale

presidente

Cara amica, caro amico,

la pubblicazione del rapporto di Amnesty International “Hotspot Italia”, di cui parliamo in questo numero, ha provocato reazioni diverse. È stato bollato come un insieme di “cretinaggini” e di “falsità” dal direttore del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, Mario Morcone (al quale ha fatto eco il capo della polizia Gabrielli). Abbiamo registrato le reazioni ostili di alcuni esponenti politici e preso atto delle minacce (per ora soltanto tali) di azioni legali da parte di sindacati di polizia. Altre istituzioni, dal garante dei diritti delle persone private della libertà alla Commissione per i diritti umani del senato, ci hanno preso sul serio e hanno voluto subito ascoltarci. Sul rapporto sono stati pubblicati numerosi articoli e presentate interrogazioni parlamentari. Di fronte agli attacchi abbiamo ricevuto messaggi (e firme) di solidarietà. Insomma, “Hotspot Italia” non è passato inosservato. E questo è un risultato importante. Meglio ancora sarebbe stato se il governo avesse voluto confrontarsi nel merito di quello che emerge da una ricerca condotta con molto impegno e rigore. Il rapporto, del resto, è ricco e articolato e da conto sia delle ombre che delle luci: vi si riconosce il lavoro svolto dall’Italia nel salvataggio di vite umane in mare e il fatto che un’ampia maggioranza delle forze di polizia si sia comportata correttamente. Ma si forniscono anche i resoconti di episodi di maltrattamento e di casi di espulsione verso paesi a rischio, di fronte ai quali ci saremmo aspettati approfondimenti e risposte, non apprezzamenti pesanti e dinieghi a priori. E, possibilmente, anche una ri essione sui limiti del (fallimentare) “approccio hotspot”. Noi continueremo semplicemente a fare il nostro lavoro con serietà, determinazione e imparzialità, senza timore nei confronti di nessuno, evitando al contempo di farci trascinare in spirali di polemiche. Il nostro atteggiamento, in altre parole, sarà quello di sempre: competenza, rigore e una comunicazione sobria, da un lato, apertura al dialogo e al confronto dall’altro, avendo come unico obiettivo l’impatto positivo sui diritti e sulla vita delle persone. Speriamo di avervi come sempre dalla nostra parte.