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N. 2

TRIMESTRALE – I AMNESTY

APRILE 2017

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Primo piano

Refugees arriving by boat to Lesvos, Greece, from Turkey. The refugees, primarily from Syria and Afghanistan, were received by volunteers at the North shore of the Island and escorted to Moria registration camp. From there most would travel via Athens into other EU countires to seek asylum.

Gli esponenti politici che brandiscono la retorica disumanizzante del “noi contro loro” stanno creando un mondo sempre più diviso e pericoloso: è questo l’allarme lanciato da Amnesty International nel suo Rapporto 2016-2017.

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Dal mondo

An artists interpretation of detainees. 
  
Illustration taken from campaign video.

“La tortura è stata sempre una politica sistematica dello stato in Egitto. Ma mai avevamo assistito a torture così diffuse e brutali come dal 2013, quando al-Sisi ha creato un regime militare, compiendo massacri, mentre il mondo stava a guardare.”

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Recensioni

copertina Visegrad interna

Luca Leone scrive un altro capitolo della memoria dei genocidi e dei crimini di guerra e contro l’umanità delle guerre dei Balcani, a 25 anni dalle uccisioni e dagli stupri di massa. Un libro importante, per non dimenticare e per sostenere chi chiede giustizia.

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In questo numero

Questo numero è dedicato al Rapporto 2016-2017 di Amnesty International e si apre con un articolo del nostro portavoce Riccardo Noury, che fa una panoramica sui principali temi che emergono dalla pubblicazione.

Uno degli elementi trasversali del Rapporto è l’acuirsi di atteggiamenti e politiche razziste e divisive, una retorica del “noi contro di loro” che sembra attraversare il pianeta. Martino Mazzonis, giornalista di Left e non solo, ci parla di questo tema in relazione alla presidenza di Trump, mentre il giornalista e scrittore Giovanni Maria Bellu, si concentra sulla situazione in Italia.

Aida Seif Al-Dawla, una delle fondatrici del Centro El Nadeem per la riabilitazione delle vittime della violenza e della tortura in Egitto, chiuso dalla polizia a febbraio, spiega perché il suo lavoro è ancora  necessario. Di Egitto e tortura parliamo anche in un’intervista ai genitori di Giulio Regeni, realizzata a un anno dalla sua scomparsa.

Troverete inoltre il racconto dal campo delle ricerche condotte da Amnesty International nelle Filippine, dove la “guerra alla droga” nasconde retroscena inquietanti in cui la polizia e i sicari a pagamento hanno creato un traffico intorno alle esecuzioni extragiudiziali.

Da non perdere l’intervista a Erri De Luca e un articolo pubblicato da Roberto Saviano in merito all’introduzione del reato di tortura in Italia.

E ancora le news dal mondo, i rapporti pubblicati dall’organizzazione, le attività della Sezione Italiana, le buone notizie, gli appelli, le recensioni, i video e le gallerie fotografiche.

Buona lettura

Editoriale

presidente

Cara amica, caro amico,

il 22 febbraio abbiamo lanciato il Rapporto 2016-2017, sulla situazione dei diritti umani nel mondo. Anche in Italia, come in molti altri paesi, si è diffusa la retorica divisiva del “noi contro loro”, cavalcata da alcuni politici per ottenere consensi. Fra i bersagli della politica e di parte della società civile, ci sono i rifugiati e i migranti, i quali sono allo stesso tempo vittime di politiche europee e italiane che si propongono come obiettivo esclusivo quello di “contenere” gli arrivi e che, per raggiungere tale obiettivo, passano sopra i diritti delle persone. Passano sopra il diritto di accedere a una procedura equa e rigorosa di valutazione della domanda di asilo e sopra il diritto di non essere rimandati sbrigativamente verso paesi in cui sono a rischio la sicurezza e la vita stessa. Il godimento di questi diritti è compromesso da screening approssimativi e da procedure arbitrarie ma anche, sempre più, da accordi con stati terzi nalizzati a impedire che all’Europa possa anche soltanto avvicinarsi chi fugge dalla persecuzione o dalla guerra.
Di fronte a questa impostazione, noi chiediamo un deciso cambiamento di rotta. Chiediamo di mettere i diritti umani al centro delle relazioni internazionali dell’Italia, che signi ca anche, oltre a non impedire che possa ottenere protezione chi ne ha bisogno (e diritto), non autorizzare l’esportazione di armi verso paesi nei quali vengono impiegate per colpire i civili (come è invece accaduto, a ne 2016, quando sono partite dalla Sardegna 3000 bombe destinate all’Arabia Saudita, in violazione della stessa legge italiana). Oggi infatti il nostro paese, con le sue forniture di armi, contribuisce alle guerre da cui fuggono persone alle quali viene poi chiusa la porta in faccia. Noi vorremmo che si facesse il contrario.

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia